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Come Caricare Video su Instagram

Instagram è il social network basato sulla fotografia più popolare al mondo. Questo servizio è stato acquistato da Facebook circa un anno fa e, da allora, ha introdotto numerose funzionalità che non hanno fatto altro che aumentare anche la sua fama. Una delle funzionalità che vanno più di moda è quella di caricare video su Instagram, proprio come avviene con le immagini. Ma come si fa?

In realtà la procedura per caricare un video su Instagram è semplice da fare. Prima di tutto, apri l’app del social network sul tuo device e premi sul pulsante della fotocamera situato in basso, come se volessi scattare una foto. Una volta che hai fatto questo, noterai un’icona in basso a destra della schermata che rappresenta la versione video. Clicca su di essa.

Adesso sei pronto a registrare. Tieni premuto il tasto rosso in basso per registrare un video su Instagram. Ti ricordo che la durata massima di un filmato su Instagram è di 15 secondi e che, se alzi il dito mentre registri, il filmato si stopperà e smetterà di riprendere. Per ricominciare la ripresa, torna a premere il tasto rosso posto in basso.

Questa piccola pausa serve per cambiare l’inquadratura, la luce, il personaggio e quant’altro. Al termine della ripresa del video, sarà possibile cancellare degli spezzoni o aggiungere degli effetti. Per i video sono oltre 10 i filtri che puoi utilizzare. Infine, scegli l’immagine di copertina per il tuo video, gli hashtag da usare ed avvia la condivisione nel tuo profilo.

Instagram è un modo semplice di catturare e condividere le esperienze che vivi in giro per il mondo con il tuo iPhone. Personalizza le tue foto e i tuoi video con uno dei tanti filtri ed effetti bellissimi e personalizzati. Trasforma i momenti quotidiani in opere d’arte da condividere con amici e familiari.

Condividi le tue foto e i video con amici e seguaci in una notizia con foto o invia post direttamente ai tuoi amici. Segui quello che postano i tuoi amici con un semplice clic. Ogni volta che apri Instagram, vedi nuove foto dei tuoi amici più stretti e di persone creative da tutto il mondo. Scarica Instagram sul tuo dispositivo aprendo la pagina ufficiale di App Store e Google Play Store. Entrambe le versioni sono gratuite.

Come Caricare Video su YouTube

Ti sei appassionato del mondo di Youtube e vuoi diventare anche tu uno youtuber famoso? Prima di occuparti di questo, devi imparare a caricare un video su Youtube. La procedura per far questo richiede solo pochi clic e si può effettuare da ogni tipo di dispositivo: dal computer, dal portatile, da uno smartphone o tablet Android, da un Windows Phone e da dispositivi quali iPhone, iPad ed iPod Touch.

Prima di procedere all’upload del video devi assicurarti di avere un account. Fai clic sul link Crea account e procedi con la compilazione del modulo che ti viene proposto. Inserisci il tuo nome, il cognome, il nome utente, l’indirizzo email, la password e così via. Se sei già iscritto su Youtube, premi sul link Accedi ed inserisci i dati di accesso che utilizzi per entrare nel portale.

Ti ricordo che se hai già creato un account su Gmail, puoi usufruire dello stesso account per entrare su Youtube. Da qualche tempo, Google ha unificato i servizi e si possono utilizzare tutti con lo stesso account. Una volta che hai effettuato l’accesso, clicca sul link Carica Video e seleziona il filmato che hai intenzione di caricare nel sito. La durata massima del video è di 15 minuti.

Inoltre, ricordati che non devi superare i 2 GB per la dimensione del file, altrimenti il caricamento non avverrà con successo. Infine, inserisci il titolo del tuo video, la descrizione, i tag e la categoria. Puoi scegliere se mostrare il tuo video a tutti gli utenti oppure solamente ad i tuoi amici usando il menù a tendina con la voce Privacy.

Ecco, invece, come effettuare il caricamento dei video da dispositivi mobili:
Caricamento da dispositivi Android:

Lancia l’app di YouTube
Tocca YouTube nella parte superiore sinistra dello schermo, quindi il nome del tuo account.
Tocca l’icona di caricamento situata nella parte superiore dello schermo e seleziona il video che desideri caricare.
Tocca Carica.
Caricamento da iPhone, iPad ed iPod Touch:

Il modo più semplice per caricare video da un dispositivo come iPhone è scaricare e utilizzare l’app YouTube Capture. Per ulteriori informazioni sull’utilizzo di YouTube Capture, visita gli argomenti della Guida relativi a YouTube Capture.
Inoltre, puoi caricare video su YouTube direttamente dall’app Foto per. Per altre informazioni, visita la pagina ufficiale del portale Youtube.com; buon divertimento con i video.

Come Disdire Vodafone Relax

Vodafone è una delle aziende maggiormente attente per formulare nuove offerte per i propri clienti. Ma, se per attivare una nuova offerta ci vogliono poco più di due minuti, per disdirla ci vuole un’eternità. Su internet si possono reperire veramente pochissime informazioni a riguardo e, chiamando un operatore telefonico, la maggior parte delle volte non si riesce a trovare una soluzione efficace ad i propri problemi.

Tu, per esempio, hai deciso di attivare Vodafone Relax sul tuo smartphone, ma dopo una settimana ti sei accorto che non faceva proprio per te. Ora vuoi scoprire come disdire Vodafone Relax, ma non hai trovato niente di interessante nel sito web ufficiale del gestore telefonico. Niente paura, ci pensiamo noi a risolvere il tuo problema. Leggi questa guida e scoprirai cosa devi fare per sbarazzarti di questo abbonamento che non ti occorre più.

Come viene specificato nella legge Bersani, ogni cliente ha il diritto di disdire il proprio abbonamento come e quando vuole senza pagare alcun costo aggiuntivo. In alcuni casi, però, gli operatori telefonici fanno pagare agli utenti un costo in più quando si recede un abbonamento che viene definito costo di attivazione. Se non vuoi incappare in questo costo, prendi immediatamente il contratto che hai fatto con Vodafone.

Se nel contratto viene specificato che ci sono costi aggiuntivi per la disdetta, scopri subito quanto è l’ammontare esatto del costo per non pagare un prezzo fin troppo alto. Invece, se hai acquistato un nuovo smartphone con Vodafone Relax, dovrai pagare le rate che restano in un unico importo. Nel contratto dovrebbe esserci scritta ogni informazione, per cui leggilo con calma e poi invia la lettera!

Per disdire Vodafone Relax devi inviare una lettera di disdetta al seguente indirizzo con una fotocopia del tuo documento di identità:

VODAFONE OMNITEL N.V.
Via Jervis 13
10015 IVREA (TO)

RACCOMANDATA A.R.

Oggetto: disdetta contratto n.ro __________ stipulato il ______Codice Cliente _______

Il/La sottoscritto/a
___________________________________________________________________
indirizzo (Via, CAP, città):
___________________________________________________________________
Codice Fiscale: ______________________________

CHIEDE

avvalendosi del D.L 31/01/2007, n.7 (G.U. n. 77 del 2 aprile 2007 – Supplemento ordinario n. 91), formale disdetta con decorrenza immediata del contratto in oggetto, attivo per il numero di telefono __________ intestato al sottoscritto.

Per eventuali comunicazioni:

Tel: ________________
Email: ______________

Distinti saluti
Data e Firma

In alternativa, è possibile scaricare questo modulo disdetta Vodafone dal sito Disdette.net e modificarlo in base alle proprie esigenze.

Come Cancellarsi da Twoo

Twoo è un sito web che fa parte della stessa categoria di Facebook. Risulta essere molto conosciuto in Italia per le sue tecniche di spam decisamente aggressive in cui gli utenti iscritti inviano (senza nemmeno saperlo) delle email ai propri contatti invitandoli ad iscriverti nel portale. In questa maniera convincono tante altre persone a registrarsi nel social network senza problemi!

Se anche tu sei incappato in questo piccolo tranello, significa che ora hai bisogno di scoprire come cancellarsi da Twoo ed eliminare finalmente l’account che hai creato in questo sito. Per questo motivo, ora andremo a vedere una piccola guida che ti dà modo di rimuovere le varie foto che hai caricato, i video, le informazioni e tutto il resto.

Il primo passo che devi compiere è quello di collegarti nella pagina principale che puoi raggiungere dall’indirizzo Twoo.com ed accedere usando i tuoi dati di accesso. Una volta che hai fatto questo dovrai far clic sulla tua foto del profilo che trovi in alto a destra e premere sulla voce Impostazioni per aprire la pagina che si riferisce alle opzioni dell’account.

Nella finestra successiva clicca sul link Modifica che trovi nel menù Account e scegli la voce Cancella account (la trovi nel riquadro di colore arancione, è poco visibile quindi dai un’occhiata sotto l’elenco a tendina Attivo). Adesso non devi far altro che premere su Continua con la cancellazione del tuo profilo che puoi notare in basso nella pagina.

Ora conferma l’operazione che stai facendo scrivendo la tua Password, scegli un motivo per il quale hai deciso di cancellarsi da Twoo dal menù Motivazione e clicca sull’indirizzo Cancella il mio profilo. Se hai fatto tutto per bene Twoo ti mostrerà un messaggio con la frase Speriamo di rivederti presto per “salutarti” e confermare l’eliminazione dell’account.

Anche se hai eseguito ottimamente la procedura che ti consente di sapere come cancellarsi da Twoo, ti avviso che ci vorranno circa 6 mesi perché i tuoi dati personali vengono eliminati in modo definitivo dal database del portale. In questo lasso di tempo, come accade anche per Facebook, avrai la chance di ritornare sui tuoi passi e riattivare il tuo profilo

Come Cancellare Account Skype

L’icona di Skype sul tuo desktop si è a dir poco riempita di polvere. Sono mesi che non utilizzi più il programma di messaggistica più famoso al mondo, per cui stai pensando di cancellare il tuo account e di rimuovere il software dal PC. Hai provato a togliere il tuo account da Skype, ma ancora non sei riuscito a capire come si fa. La procedura è leggermente diversa dalla solita, quindi segui le mie indicazioni e scopri come si fa.

La prima cosa da compiere è modificare le varie opzioni che sono presenti sul tuo profilo. In questo modo, non potrai essere rintracciato né da amici né da sconosciuti e potrai dormire sonni più tranquilli. Modificare il nome, il cognome, la data di nascita, l’indirizzo email e quant’altro richiede solo pochi passaggi, per cui mettiti comodo e leggi la guida che sto per proporti.

Una volta che hai fatto questo, non devi far altro che parlare con l’assistenza di Skype via chat per richiedere la cancellazione definitiva del tuo account. Bando alle ciance e rimboccati le maniche, è ora di mettersi all’opera. Collegati nel sito web ufficiale Skype ed inserisci i dati personali per accedere al tuo account, vale a dire il tuo indirizzo email e la password.

Scorri la pagina che appare e clicca su Modifica profilo. Si aprirà una schermata con tutti i dettagli del tuo account: trova la sezione Dati personali e clicca sulla dicitura Modifica per cambiare i dati che hanno a che fare con il tuo profilo. Adesso che hai aperto la schermata che ti occorre, divertiti a modificare i tuoi dati inserendo dettagli inventati (abcde, 12345 e così via).

Non appena hai completato di modificare le voci, premi sul pulsante Salva ed il gioco è fatto. Ovviamente devi ripetere tale operazione per ogni dettaglio, come ad esempio il tuo recapito telefonico (sia il telefono fisso sia il numero di cellulare). Se invece devi cambiare l’indirizzo email principale, premi sulla voce Aggiungi e-mail ed inserisci un nuovo indirizzo email come secondario.

Provvedi ad impostarlo come indirizzo primario e cancella quello che avevi fino ad ora. Hai finalmente concluso la modifica del tuo profilo ed ogni informazione presente nell’account è diversa da quello reale. In poche parole potresti perfino fermarti qui, ma se volessi essere sicuro che nessuno ti possa trovare? No problem, basta richiedere la cancellazione del profilo all’assistenza.

Per chiedere l’assistenza via chat, collegati a questo link ed inserisci nuovamente il tuo indirizzo email e la password. Scegli la voce Account e password dal menù che compare, fai clic su Eliminazione di un account dal menù a tendina e clicca su Successivo per continuare la procedura. Premi su Assistenza via chat e si avvierà la conversazione con un addetto a cui potrai richiedere l’eliminazione del profilo.

Accedi a Skype con un account Microsoft o Outlook? Non ti preoccupare, esiste una soluzione anche per questo. Recati alla pagina iniziale di Skype.com, inserisci i dati personali e clicca su Account Microsoft per eseguire l’accesso. Scorri la pagina e premi su Modifica profilo per modificare i dati personali. Infine, seleziona la voce Sicurezza e password e fai clic su Chiudi l’account.

Come Cancellare Dati da iPhone

Il tuo iPhone sta chiedendo pietà da svariate settimane ormai. Hai trasferito così tanti file dal computer ad esso, che la memoria è praticamente strapiena. Che ne pensi di cancellare tutto da iPhone? In questo modo potrai usufruire di un melafonino nuovo di zecca che esegue ogni operazione con una velocità ottima. Inoltre, la procedura che sto per mostrarti è consigliata pure in caso di vendita del cellulare.

Per cancellare tutti i dati presenti su un iPhone non occorre utilizzare alcun programma specifico né portare il melafonino in assistenza, bensì puoi farlo tu in men che non si dica. Nel cellulare è presente un’opzione che ti consente di portare l’iPhone allo stato di fabbrica. Questo significa che cancellerai i dati come foto, video, musica, contatti, applicazioni e così via.

Se vuoi effettuare una copia dei dati prima di rimuoverli, devi collegare l’iPhone al PC con il cavo USB ed aprire iTunes. Solamente tramite questo software è possibile eseguire un backup completo di tutti i tuoi dati. Ecco come fare backup iPhone con iTunes: premi sul menù File che trovi in alto, seleziona la voce Dispositivi e dall’elenco che ti appare scegli Backup.

Se vuoi verificare che il backup sia stato completato nel modo giusto, apri la sezione Preferenze di iTunes e scegli nuovamente la categoria dei Dispositivi. In questa schermata vedrai il nome e l’orario del backup più recente. Se utilizzi una versione meno recente di iTunes, la procedura per fare il backup è la seguente: clicca con il tasto destro del mouse sulla voce iPhone a sinistra e scegli la voce Backup.

A questo punto, sei finalmente pronto a rimuovere tutto dal tuo iPhone. Premi sull’icona delle Impostazioni, fai clic sulla sezione Generali e scorri la pagina fino ad arrivare alla voce Ripristina. Infine, non devi far altro che cliccare sul pulsante Cancella contenuto e impostazioni. Se utilizzi un codice di blocco, ti verrà richiesto per confermare che tu sia il possessore del dispositivo.

Clicca sul pulsante rosso con la scritta Inizializza iPhone e partirà la procedura di reset completo dei dati. Il cellulare si spegnerà e comparirà il logo di Apple (la classica mela morsicata), per cui attendi qualche minuto ed il gioco è fatto. Finalmente puoi usufruire di un iPhone nuovo di zecca, senza più errori e senza avere la memoria intasata di dati.

Server di Posta Basilare con Postfix

In questo articolo verrà trattata l’installazione basilare di un server di posta elettronica su un server Debian. La configurazione proposta rispecchia quella trattata nell’ambiente di test precedentemente descritto, dove verrà preso come server di posta il server Titano, il quale ha l’indirizzo IP 192.168.1.11 e su cui verrà configurato il dominio di posta urano.mail. I prodotti scelti per questa installazione di test sono Postfix, che funge da MTA ed espone il servizio SMTP, e Dovecot, che verrà utilizzato per esporre i servizi POP3 ed IMAP4, per far sì che gli utenti della rete possano consultare la propria posta elettronica. Lo scambio di e-mail avverrà con il server Exchange DCServer (dominio giove.mail) e con il server Linux Giapeto (dominio saturno.mail), il quale verrà configurato allo stesso modo del server Titano.

Cenni teorici

In questo articolo, verranno usati software che permettono la trasmissione e la ricezione di messaggi di posta elettronica. Per scambiare i messaggi tra i vari mail server, il protocollo usato sulla rete Internet è SMTP (Simple Mail Transfer Protocol), il quale, come dice il nome, è responsabile della trasmissione, e ricezione, dei messaggi di posta elettronica tra server di posta. Il server SMTP passa il messaggio ricevuto al Mail Delivery Agent (MDA), che spesso diventa un Local Delivery Agent (LDA), il quale si occupa di depositare il messaggio nella casella di posta elettronica dell’utente locale.

L’archiviazione del messaggio ricevuto, per quanto concerne il mondo Linux / Unix, può avvenire principalmente in due formati, mbox e maildir. Mbox ha la peculiarità di archiviare tutti i messaggi di posta elettronica in un unico file per ogni utente, mentre maildir crea un file per ogni messaggio ricevuto. Entrambi i sistemi presentano vantaggi e svantaggi in termini di flessibilità e prestazioni; a mio parere lo svantaggio principale di mbox è il fatto che, usando un unico file monolitico per ogni casella, in caso di problemi si rischia di perdere l’intero contenuto della casella stessa, cosa che diventa molto più difficile utilizzando maildir.

Un MTA ha il compito di movimentare i messaggi di posta, ma non è in grado di presentarli in una qualche forma all’utente finale. Per raggiungere lo scopo, bisogna installare un server POP3 e/o IMAP4, protocolli che permettono di poter presentare i messaggi di posta in un formato riconoscibile ad una applicazione client installata sull’host dell’utente finale, chiamata client di posta elettronica o Mail User Agent (MUA). POP3 è un protocollo piuttosto datato che consente appunto la lettura della posta elettronica tramite un Mail User Agent, il quale normalmente si connette al server POP3 e scarica i messaggi cancellandoli dal server; tale comportamento è d’ostacolo per quegli utenti che debbono consultare la posta da diverse posizioni, oppure per quegli utenti che condividono l’utilizzo di una mailbox. Per ovviare a questi problemi, esiste il protocollo IMAP4, che mantiene i messaggi di posta sul server, in modo tale da metterli a disposizione a prescindere dalla posizione dalla quale ci si connette; inoltre, mantiene una connessione permanente tra client e server, con i vantaggi del caso, rendendosi quindi il protocollo da scegliere per utilizzi professionali del servizio di posta elettronica.

Nel nostro caso, useremo Postfix come MTA, archiviando la posta nel formato maildir, quindi utilizzeremo Dovecot come server IMAP e POP3 e Outlook e Windows Mail come MUA.

Installazione e configurazione di Postfix

Per installare i software che ci servono, utilizzeremo i pacchetti .deb della distribuzione, in modo da mantenere un ambiente coerente, rinunciando però alle ultime versioni dei software (che è la filosofia di Debian, orientata alla stabilità ed alla sicurezza). Riguardo all’installazione di Postfix, basta un semplice:

apt-get install postfix

che richiede di specificare che tipo d’installazione di Postfix effettuare, noi sceglieremo “Sito Internet”, senza specificare uno smart host, poiché, nell’ambiente di test, non è necessario spedire mail al mondo reale, dopo ci verrà richiesto il dominio da utilizzare per la posta elettronica, noi indicheremo il dominio urano.mail.

Ora Postfix è installato, si tratta di fare qualche piccolo aggiustamento alla configurazione. Per prima cosa, abilitiamo la rete LAN del server Titano a mandare posta tramite il nostro MTA aggiornando il parametro mynetworks nel file di configurazione /etc/postfix/main.cf, che diventerà così:

mynetworks = 127.0.0.1/8 192.168.1.0/24

Quindi aggiungiamo due parametri, che indicano la directory di spooling delle mail e il formato di archiviazione dei messaggi delle mailbox, scegliendo Maildir, che creerà una directory Maildir per ogni home directory presente sul sistema:

queue_directory = /var/spool/postfix

home_mailbox = $HOME/Maildir/

Fatto questo, chiudiamo e salviamo il file /etc/postfix/main.cf, quindi possiamo far ripartire Postfix tramite il comando:

/etc/init.d/postfix restart

Ora, possiamo creare gli utenti di sistema, che fungeranno anche da mailbox per il server di posta. Gli utenti non hanno bisogno di un accesso shell, per cui verrà fornita loro la shell /bin/false, e faranno parte del gruppo mail:

useradd -m -g mail -s /bin/false salvor.hardin

useradd -m -g mail -s /bin/false hober.mallow

Ora possiamo provare a mandare una mail da un client di posta già configurato nell’ambiente di test all’indirizzo salvor.hardin@urano.mail, se tutto va come deve andare, dando il seguente comando

ls -l /home/salvor.hardin/Maildir/new

dovremmo vedere un file, ed aprendolo con un editor di testo, è possibile leggere il contenuto che altri non è che il testo della mail precedentemente inviata, comprese le intestazioni. A questo punto possiamo considerare terminata la configurazione di Postfix.

Installazione e configurazione di Dovecot

Per verificare il corretto funzionamento di Postfix, abbiamo consultato il file system del server Titano, ma per un utente “normale”, la cosa è alquanto scomoda. Si impone quindi l’installazione di un server POP3 – IMAP che consenta ad un qualsiasi client con installato un MUA di consultare la posta elettronica. La nostra scelta ricade su Dovecot, il quale ha la simpatica caratteristica di cercare di rendere semplice la propria configurazione e di supportare entrambi i formati di archiviazione della posta più diffusi, mbox e maildir. Per installare Dovecot ricorriamo al solito apt:

apt-get install dovecot-common dovecot-popd dovecot-imapd

Fatto questo, come per Postfix, anche con Dovecot dovremo fare qualche piccola modifica al file di configurazione, il cui percorso è /etc/dovecot/dovecot.conf. Per prima cosa, andremo a specificare quali protocolli rendere disponibili con Dovecot, impostando in questo modo la direttiva protocols:

protocols = imap imaps pop3 pop3s

Scendendo poco più giù nel file di configurazione, configureremo Dovecot in modo tale che accetti le password inviate dal client come testo in chiaro, impostando questa direttiva:

disable_plaintext_auth = no

Ora dobbiamo impostare il percorso in cui si trovano le caselle di posta ed il formato in cui sono archiviati, nel nostro caso maildir:

mail_location = maildir:~/Maildir

Il resto del file può essere lasciato invariato, quindi salviamo il file e riavviamo il demone Dovecot, tramite il solito

/etc/init.d/dovecot restart

dopodiché possiamo testare il nostro server IMAP configurando un qualsiasi MUA che supporti il protocollo IMAP; io ad esempio, per velocità, ho testato Windows Mail, il client di posta predefinito di Windows Vista, che funziona senza problemi con il server IMAP Dovecot senza bisogno di accorgimenti particolari, se si esclude il fatto che a prima vista sembra non comparire la cartella Posta in arrivo; in questo caso, basta sottoscrivere la cartella Posta in arrivo, la quale comparirà immediatamente rendendo possibile leggere i messaggi presenti nella casella di posta in oggetto.

Considerazioni personali sui MUA per Windows

Siccome, per i miei test, avevo a disposizione Windows Mail, ho utilizzato quello. Ho testato altri client di posta, cominciando da Microsoft Outlook (quello compreso nella suite Office, per intenderci), ed i risultati sono stati sconfortanti. Utilizzando Outlook 2003 per connettermi in IMAP sul server di posta, per prima cosa sul server vengono create solo le cartelle Posta in arrivo e Posta indesiderata, per cui, tra le altre cose, non viene creata la cartella Posta inviata; se anche creiamo la cartella Posta inviata a mano, con Outlook 2003 non c’è modo di archiviare la posta inviata nella cartella sul server.

Inizialmente, non usando praticamente mai IMAP, pensavo che fosse un mio problema, invece, surfando sul Web, ho potuto constatare che si tratta di una “caratteristica” di Outlook, che è aggirabile solamente creando una regola ad hoc. Per me tutto ciò è delirante. Si comporta leggermente meglio invece Outlook 2007, che ha gli stessi difetti di Outlook 2003, ma il cui comportamento relativamente alla posta inviata è modificabile in modo semplice agendo sulla configurazione dell’account di posta.

A questo punto ho voluto provare anche Thunderbird per Windows, che si comporta decisamente meglio, infatti, basta configurare normalmente un account di posta, che crea solamente le cartelle Posta in arrivo e Cestino, ma al primo invio di un messaggio, viene creata automaticamente sul server la cartella Posta inviata, così come viene creata una cartella Drafts se si salva un messaggio come bozza. Come già segnalato, Windows Mail si comporta piuttosto bene con IMAP.

Non ho provato alcun MUA per Linux, ma immagino che non diano particolari problemi.

Se qualcuno tra i lettori ha qualche suggerimento relativamente a quanto scritto con l’utilizzo di Outlook con IMAP, ed in particolare dell’interazione tra Outlook e Dovecot, i commenti sono a disposizione.

Conclusioni

Dopo aver testato con successo il corretto funzionamento di Postfix e Dovecot, possiamo ritenere conclusi, per il momento, i nostri test. Come scritto nell’avvertenza all’inizio dell’articolo, questa configurazione è adatta solamente a scopi (auto)didattici, poiché, configurando in questo modo un server di posta, non abbiamo nessuna protezione contro i virus, contro lo spam e contro il phishing (anche se, soprattutto nell’ultimo caso, la miglior protezione l’abbiamo sopra le spalle, basta usarla), inoltre, non utilizziamo quegli strumenti (come database relazionali o LDAP) per definire domini virtuali e caselle di posta. In poche parole, questa configurazione è decisamente migliorabile, e questi passi in avanti saranno oggetto dei prossimi articoli sull’argomento.

Come Gestire la Stampa con Terminal Services

Si consideri una rete aziendale con sedi distaccate, dove per i più svariati motivi, alcune applicazioni vengono utilizzate via Terminal Services su un server Windows Server 2003, utilizzando client Windows XP Professional o Windows Vista Business; in questo caso, è evidente che, quando si ha bisogno di stampare un qualsiasi documento, non è pratico mandare la stampa su una stampante presente nella sede principale, dovranno essere utilizzate le stampanti presenti nella sede distaccata.

Gestire le stampanti con Windows Server 2003 con abilitati i Terminal Services può essere una cosa piuttosto antipatica; perché le cose funzionino bene, è necessario che sul server sia installato il driver della stampante installato sul client, in più, per essere certi di non avere problemi, se possibile, sarebbe ancor meglio utilizzare per le stampanti i driver Microsoft, e non i driver dei vari produttori delle stampanti.

Microsoft ha migliorato le cose con Windows Server 2008, dove, se ho capito bene il tutto, abilitando i Terminal Services, il server invia la coda di stampa al client sotto forma di file XPS, che quindi viene stampato dal client utilizzando lo spooler ed il driver del client, eliminando il problema; non sono sicuro che le cose funzionino proprio così, ma non dovrei essermi allontanato troppo dal vero. Questo meccanismo prende il nome di Easy Print.

Tornando a Windows Server 2003, se per l’accesso ai servizi Terminal si utilizza un client Windows XP, è bene aggiornare il client RDP alla versione 6, quindi, bisogna fare i conti con le stampanti che si posseggono. Prendiamo ad esempio uno scenario in cui mi sono trovato ad operare: server Windows 2003 con abilitati i servizi Terminal, a cui accedono alcuni client con Windows XP (con client di servizi Terminal versione 6) tramite un collegamento geografico; questi client utilizzano una stampante HP LaserJet 2420 dn, cioè una stampante con un print server ed una unità fronte retro.

In una situazione simile, è una scelta obbligata quella di permettere la stampa da applicazioni distribuite tramite Terminal Services sulle stampanti locali dei client, per cui, bisogna fare in modo che il server Terminal riconosca le stampanti locali dei client. Nel caso in oggetto, bisogna quindi, all’atto della connessione, assicurarsi che le risorse locali (in questo caso le stampanti) vengano mappate sul server, tramite un’impostazione raggiungibile dal client RDP cliccando su Opzioni, tab Risorse locali, dove è possibile scegliere quali risorse locali “traslare” sul server.

Nell’immagine si può notare l’impostazione di mappatura delle stampanti, abilitata cliccando sulla casella relativa; a questo punto, è possibile connettersi per verificare se la stampante verrà installata anche sul server.

Una volta effettuata la connessione, se andiamo nella cartella stampanti, possiamo notare che la stampante HP LaserJet 2420 non è stata installata; nel event viewer (e più precisamente nel log System), abbiamo un evento con id 1111 ed origine TermServDevices che ci segnala l’impossibilità di installare il driver della stampante poiché sconosciuto.

Ciò è normale, e dipende dal fatto che il driver della stampante non è un driver Microsoft ma HP, che quindi Windows Server 2003 non ha e non può installare.

Una prima soluzione a questo problema, può essere quella di installare sui client una stampante HP LaserJet che stampi con protocollo PCL e che possieda la possibilità di installare un’unità fronte-retro, come ad esempio la HP LaserJet 4100, utilizzando il driver Microsoft configurato con un’unità duplex per il fronte-retro. Così facendo, la stampante viene correttamente installata, e anche nel log degli eventi compaiono diversi eventi (con id 20, 15, 9 e 2) ed origine Print che indicano i vari passaggi di installazione della stampante. Provando a stampare su quella stampante, le stampe arrivano alla stampante HP 2420 perfettamente, peccato però che non funzioni il fronte-retro, che andrebbe impostato sulla stampante ad ogni sessione Terminal, poiché, per un motivo che non conosco, ad ogni sessione questa impostazione viene perduta; una scomodità inaccettabile. Un’altra soluzione potrebbe consistere nell’installazione del driver HP della stampante LaserJet 2420, ma anche in questo caso non funziona il fronte-retro, che è disponibile ma dà problemi in fase di stampa; perchè questo avvenga, non l’ho proprio capito, probabilmente un’incompatibilità del driver in ambiente Terminal Services.

A questo punto, la prima soluzione al problema consiste nell’accontentarsi del mancato funzionamento del fronte-retro, mentre la soluzione n. 2 è un attimino più professionale, e prevede l’installazione di un driver HP chiamato Universal Print Driver, un driver appunto “universale”, rilasciato da HP che permette di installare un unico driver compatibile con tutte le stampanti di rete HP LaserJet e con gran parte delle stampanti inkjet HP, e che prevede la possibilità di abilitare diverse funzioni tra le quali il fronte-retro.

Scaricato questo driver, il primo passo consiste nell’installazione di una stampante HP Universal Printing sui client. Se nella rete sono presenti più stampanti HP, conviene installare il driver della stampante in modalità dinamica, in modo tale da poter scegliere di volta in volta su quale stampante mandare le code di stampa, altrimenti è possibile installare il driver in modalità tradizionale, in cui verrà richiesta la porta di stampa e le altre solite informazioni. Tenere presente che in modalità dinamica, verranno ricercate esclusivamente stampanti in rete (o almeno, io non ho visto nessuna voce di menu in cui poter scegliere di installare una stampante attaccata direttamente al PC), ed inoltre, se nella rete abbiamo stampanti con un print server JetDirect, è possibile lanciare una rilevazione che troverà automaticamente queste stampanti. Scelta una modalità di installazione, ed installata la stampante, verrà creata nella cartella stampanti un oggetto chiamato “HP Universal Printing PCL 6″ sui client; nel caso in esame, la cosa migliore secondo me è installare la stampante in modalità dinamica, poiché la HP LaserJet 2420 possiede un print server JetDirect, ed è quindi ricercabile tramite il comodo tool in fase di installazione.

Ora bisogna installare il driver sul server, utilizzando una modalità diversa da quella usata sui client, poiché sul server non abbiamo bisogno di installare una stampante, è sufficiente installare il driver; per far questo, andare nella cartella stampanti, quindi cliccare sul menu File -> Server properties, quindi cliccare sulla scheda Drivers, cliccare poi sul pulsante Add, partirà il classico wizard di installazione del driver della stampante tramite il quale va installato il driver HP Universal Printing, in tal modo il driver è presente ma sul server non viene creata la stampante.

Compiuti questi passaggi, se effettuiamo la connessione al server Terminal, possiamo notare in figura 4 che è stata creata sul server la stampante HP Universal Printing PCL 6

Fig. 4 - stampante HP Universal Print

Fig. 4 – stampante HP Universal Print

Tramite questa stampante, abbiamo la possibilità di stampare sulla stampante locale anche in fronte-retro, semplificando la gestione di altre eventuali stampanti HP e risparmiando quindi tempo e rotture di scatole. Bisogna dire però che questa modalità funziona solo con stampanti HP, e nemmeno con tutte, infatti ho avuto problemi con una multifunzione inkjet, che sarebbero oggetti anche utili in determinati contesti, ma che dal punto di vista dei driver rappresentano il Male. :-)

Non ho ancora avuto esperienze con stampanti non HP su server Terminal, però mi sento di consigliare in casi simili, quando possibile, di utilizzare sempre driver Microsoft per evitare problemi.

Gestire Alias e Domini Virtuali con Postfix

In un precedente articolo riguardante la posta elettronica su Linux (le cui avvertenze valgono anche per il presente post), è stato creato un mail server in grado di gestire un unico dominio di posta. Accade però piuttosto spesso di dover gestire più domini di posta, per cui, o si installa un mail server per ogni dominio (cosa che avrebbe un senso solo in caso di alto traffico), oppure, si fanno convivere sullo stesso server di posta più domini, che in caso di realtà medio-piccole è la soluzione ideale. Un’altra casistica non contemplata nel precedente articolo riguarda le liste di distribuzione, cioé la possibilità di avere un indirizzo di posta che recapiti il messaggio ricevuto su più caselle postali. Per questi test faremo riferimento all’ambiente di test descritto in precedenza, dove verrà utilizzato il mail server di test Titano, il quale gestisce il dominio urano.mail; tenere presente che dobbiamo creare le zone DNS relative ai domini virtuali utilizzati nel server DNS Windows Server 2003 DCServer.

Alias e domini virtuali

Per poter gestire la posta di più domini, è necessario definire, oltre al già citato urano.mail (indicato nella direttiva mydestination del file di configurazione /etc/postfix/postfix.conf) che sarà il dominio locale, anche i cosidetti domini virtuali, che corrispondono ai domini che dovremo gestire. A questo punto, è utile distinguere i domini locali dai domini virtuali: nel nostro caso, abbiamo un dominio locale, urano.mail, in cui, ad ogni utente creato sul sistema, corrisponde una casella di posta elettronica; in questo contesto, l’utilizzo di un dominio virtuale, ci consente di definire degli indirizzi di posta con dominio diverso da quello locale, che vengono mappati su una casella di posta elettronica del dominio locale, e che vengono quindi definiti alias virtuali.

Supponiamo, ad esempio, che il nostro mail server debba gestire i domini virtuali miranda.mail, ariel.mail e umbriel.mail; per farlo, dovremo dire a Postfix che intendiamo agire da server SMTP anche per questi domini, come mostrato di seguito:

virtual_alias_domains = miranda.mail ariel.mail umbriel.mail

Ora, dobbiamo inserire nel file di configurazione di Postfix (main.cf) il percorso del file in cui è contenuta la mappa con gli alias virtuali, in cui, ad una casella di posta locale, corrispondono uno o più indirizzi appartenenti ai domini virtuali definiti poc’anzi:

virtual_alias_maps = hash:/etc/postfix/virtual

Definito il file della mappa degli alias virtuali, dobbiamo creare il file stesso ed editarlo:

touch /etc/postfix/virtual

nano /etc/postfix/virtual

Il file va creato seguendo uno stile preciso, come mostrato di seguito:

h.mallow@miranda.mail    hober.mallow@urano.mail

s.hardin@ariel.mail    salvor.hardin@urano.mail

p.palver@umbriel.mail    preem.palver@urano.mail

s.gendibal@umbriel.mail   stor.gendibal@urano.mail

Come si può vedere, nella colonna sinistra del file mettiamo gli alias virtuali, mentre nella colonna di destra, indichiamo a quale utente di sistema va recapitata la posta indirizzata a quello specifico alias virtuale. Ora dobbiamo creare la mappa vera e propria, tramite la “compilazione” in formato binario del file /etc/postfix/virtual, con il comando postmap:

postmap /etc/postfix/virtual

che creerà il file /etc/postfix/virtual.db che sarà quello effettivamente usato da Postfix per l’interrogazione degli alias virtuali.

Così facendo, se spediamo ad esempio una mail a s.hardin@ariel.mail, questa verrà depositata fisicamente nella casella di posta salvor.hardin@urano.mail; ciò in alcune situazioni può andare bene, ma in altre situazioni, questo stato di cose potrebbe non andarci a genio, come in quei casi in cui vogliamo che le caselle di posta dei domini virtuali siano trattate come mailbox a sé stanti, e non legate agli utenti di sistema. Postfix permette di gestire anche queste casistiche, tramite le mailbox virtuali, che verranno esaminate in un articolo successivo.

Liste di distribuzione tramite alias virtuali

Tramite gli alias virtuali è possibile creare anche liste di distribuzione, ovvero indirizzi di posta elettronica virtuali che servono per reindirizzare i messaggi ricevuti dall’alias virtuale stesso agli indirizzi di posta specificati come destinatari del messaggio.

Vediamo un esempio: aggiungiamo una riga al file /etc/postfix/virtual come mostrato di seguito:

oratori@umbriel.mail   p.palver@umbriel.mail, s.gendibal@umbriel.mail

Come già specificato, sulla sinistra compare l’alias virtuale, sulla destra compaiono gli indirizzi di posta a cui vogliamo reindirizzare i messaggi ricevuti sull’indirizzo oratori@umbriel.mail; da notare che i diversi indirizzi devono essere separati da una virgola, e che, in questo caso i membri della lista di distribuzione sono a loro volta alias virtuali, ma potrebbero essere tranquillamente utenti di sistema.

Salvato il file, dobbiamo ricompilare il file /etc/postfix/virtual in questo modo:

postmap /etc/postfix/virtual

Ora possiamo testare il corretto funzionamento della lista di distribuzione, e se tutto va bene, inviando un messaggio all’indirizzo oratori@umbriel.mail, il messaggio arriverà ai due indirizzi p.palver@umbriel.mail e s.gendibal@umbriel.mail, i quali, essendo alias, non hanno una propria casella di posta e quindi il messaggio finirà effettivamente nelle caselle di posta preem.palver@urano.mail e stor.gendibal@urano.mail.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo apportato qualche miglioramento al nostro server di posta basilare, ora possiamo gestire più domini sulla stessa macchina e possiamo gestire liste di distribuzione all’interno della nostra organizzazione. I metodi utilizzati possono essere utilizzati in piccole realtà, ma per ambienti più complessi, è bene utilizzare altre metodiche per raggiungere gli stessi risultati, che verranno illustrate in altri articoli sull’argomento.

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