Come Avviare e Spegnere Macchine Virtuali VMware da Riga di Comando

VMWare ESXi è un ottimo hypervisor di virtualizzazione, permette di avere “a gratis” un software di virtualizzazione robusto e dalle ottime prestazioni, purtroppo però manca di alcune funzioni, come, ad esempio, la possibilità di avvio automatico delle macchine virtuali in caso di spegnimento e riaccensione dell’host di virtualizzazione.

In caso di riavvio dell’host quindi, l’accensione delle macchine virtuali viene effettuato, di norma, tramite vSphere Client, in cui si effettua l’avvio delle virtual machine una alla volta tramite l’interfaccia grafica del programma. Il problema di questo approccio però, è che non è possibile utilizzare vSphere Client da remoto, a meno di non pubblicare l’accesso all’host ESXi su Internet, cosa che non so che significhi dal punto di vista del networking, e che non voglio nemmeno sapere per ovvi motivi di sicurezza; altro problema del vSphere Client è che funziona solo su Windows, quindi, se abbiamo a disposizione solo un client non Windows, non abbiamo la possibilità di gestire l’host di virtualizzazione.

In questi casi, per prima cosa è necessario abilitare l’accesso SSH all’host ESXi, il cosidetto Tech Support Mode, modalità che non è supportata in vSphere ESXi e che viene attivata seguendo queste istruzioni; a questo punto, accedere via ssh all’host ESXi utilizzando l’utente root e la password assegnata all’utente in fase di installazione, quindi, digitare questo comando:
vim-cmd vmsvc/getallvms
comando che serve per ottnere l’elenco delle macchine virtuali presenti su ESXi, dove comparirà anche la colonna Vmid, la quale rappresenta l’ID di ogni macchina virtuale, dato che ci servirà in seguito per le operazioni di avvio e spegnimento delle virtual machines.

Ottenuto questo elenco, per avviare una o più macchine virtuali, digitare il comando
vim-cmd vmsvc/power.on vmid
dove per vmid si intende l’ID della virtual machine ottenuto col comando visto nel paragrafo precedente, mentre per spegnere una o più macchine virtuali, digitare il comando
vim-cmd vmsvc/power.off vmid
dove per vmid si intende l’ID della virtual machine come visto in precedenza.

Questo tipo di accesso è utile anche per l’accesso remoto, accesso che si rende necessario se non siamo fisicamente presenti e dobbiamo avviare le macchine virtuali di un host ESXi che per qualche motivo si è spento, anche se in questo caso il mio consiglio è di non pubblicare direttamente l’host di virtualizzazione, ma di utilizzare una VPN o qualcosa di simile.

Come Creare Font Personalizzati

Se sei stufo dei soliti stili di scrittura, troppo semplici o complicati, una soluzione cè, direi che ne esistono davvero tante, ma oggi ti parlerò in particolare di un editor online.

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Come Fare il Binding di IIS su un Solo Indirizzo IP

Si prenda in considerazione un server Windows Server 2003 con Internet Information Services 6 con installato almeno un sito Web; il server in questione ha due o più schede di rete, oppure una scheda di rete con definiti due o più indirizzi IP, ad esempio, il nostro server ha due indirizzi IP, 172.16.1.1 e 172.16.1.10. Questo server ha un’installazione di IIS predefinita, con uno o più siti Web installati. In tale situazione, IIS rimane in ascolto sulla porta 80 su tutti gli indirizzi IP definiti sulla macchina.

Ora esaminiamo l’ipotesi di dover far girare sulla stessa macchina un altro server Web, che deve anch’esso rimanere in ascolto sulla porta 80: in questo caso, bisogna fare in modo che i siti di IIS rimangano in ascolto, invece che su entrambi gli indirizzi IP, su un solo indirizzo IP; nel nostro caso scegliamo l’indirizzo 172.16.1.1, in modo da lasciare “libero” l’indirizzo 172.16.1.10 per l’altro server Web.

A prima vista, la soluzione sembrerebbe semplice, cioé configurare il sito Web per rimanere in ascolto solamente sull’indirizzo 172.16.1.1.

Purtroppo però questa soluzione non funziona, IIS continua a rimanere in ascolto sulla porta 80 su tutti gli indirizzi IP della macchina, com’è possibile vedere col comando netstat:

netstat -noa | find “:80”

il cui output risulta essere questo:

TCP    0.0.0.0:80             0.0.0.0:0              LISTENING       2548

che indica appunto che IIS si appropria della porta 80 su tutti gli IP disponibili.

Configurazione di IIS

Con i normali strumenti messi a disposizione dalla console di gestione di IIS, che io sappia non c’è modo di superare questa limitazione; per risolvere il problema, possiamo utilizzare l’utility httpcfg, contenuta nel pacchetto Windows Server 2003 Support Tools, che consente di svolgere questo e altri compiti su IIS.

Il primo passo consiste nel verificare su quali porte sta in ascolto IIS, col comando

httpcfg query iplisten

che, nel mio caso, restituisce questo output:

HttpQueryServiceConfiguration completed with 1168

Ciò significa che IIS segue l’impostazione predefinita, ovvero rimane in ascolto su tutti gli IP disponibili sulla macchina. Con httpcfg posso cambiare questa impostazione, istruendo IIS per rimanere in ascolto solamente sull’IP 172.16.1.1:

httpcfg set iplisten -i 172.16.1.1

il quale restituisce questo messaggio che conferma la corretta esecuzione del comando:

HttpSetServiceConfiguration completed with 0

La conferma è utile, ma è meglio controllare se la configurazione è corretta, digitando di nuovo il comando

httpcfg query iplisten

il cui output stavolta è differente:

IP                      : 172.16.1.1

La configurazione è avvenuta correttamente, per renderla attiva è necessario riavviare il servizio HTTP e i servizi dipendenti, HTTP SSL e World Wide Web Publishing Service:

net stop http /y

L’opzione /y riavvia http e i servizi dipendenti da questo senza attendere la conferma dell’utente; procediamo ora all’avvio dei servizi fermati:

net start http

net start w3svc

Dopo aver riavviato i servizi, verifichiamo con netstat che IIS si sia piegato al nostro volere:

netstat -noa | find “:80”

ora l’output del comando netstat è quello “giusto”:

TCP    172.16.1.1:80          0.0.0.0:0              LISTENING       3928

Conclusioni

httpcfg è un’utility che consente di ovviare a quella che è una “curiosa” mancanza della GUI di IIS; una volta che se ne conosce l’esistenza e le modalità d’utilizzo, è abbastanza semplice arrivare al risultato desiderato, ma il sysadmin che si trova per la prima volta di fronte ad un problema simile può perdere anche parecchio tempo prima di risolvere il problema, e ciò secondo me è negativo e soprattutto poco sensato.

Mailbox Virtuali con Postfix

Facendo riferimento ai due precedenti articoli su Postfix e Dovecot, dove si era vista una configurazione minimale di un server di posta e l’utilizzo di alias e domini virtuali, sempre basandoci sull’ambiente di test precedentemente illustrato, in questo articolo vedremo come utilizzare le mailbox virtuali su Postfix, e quindi come accedere a queste mailbox con Dovecot. L’utilizzo di mailbox virtuali è un passo avanti rispetto alle configurazioni precedentemente trattate, poiché con questo tipo di caselle di posta elettronica, facciamo in modo che le mailbox siano completamente distinte dagli utenti di sistema, in questo modo non saremo costretti a creare un utente Linux da utilizzare ogniqualvolta abbiamo bisogno di una casella di posta. Oltre alle mailbox, avremo anche dei domini virtuali, in tal modo potremo ospitare sullo stesso server caselle di posta elettronica riferite a diversi domini, con tutti i vantaggi del caso. Le informazioni su mailbox e domini virtuali saranno contenute in file di testo sul file system del sistema operativo.

Configurazione di Postfix

Andremo a configurare mailbox virtuali sul server Giapeto per i domini cerere.mail e saturno.mail. In questa situazione, se esistono, è bene cancellare dal file di configurazione /etc/postfix/main.cf tutte le impostazioni relative ad alias e domini virtuali, poiché queste impostazioni andranno eventualmente riscritte secondo il formato richiesto dalle mailbox virtuali. La configurazione precedentemente descritta si esplicita nelle seguenti direttive nel file di configurazione /etc/postfix/main.cf; le altre informazioni riferite ai parametri basilari di Postfix rimangono quelle descritte nell’articolo riguardante la configurazione di base di Postfix:

virtual_mailbox_domains = cerere.mail saturno.mail
virtual_mailbox_base = /var/spool/vmail
virtual_mailbox_maps = hash:/etc/postfix/vmailbox
virtual_minimum_uid = 5000
virtual_uid_maps = static:5000
virtual_gid_maps = static:5000
virtual_alias_maps = hash:/etc/postfix/virtual

La prima riga fa riferimento ai domini virtuali per i quali il sistema è abilitato a ricevere messaggi di posta, cioè cerere.mail e saturno.mail. La seconda riga fa riferimento alla directory di base scelta come deposito di tutta la posta ricevuta su questo server, al cui interno vi saranno le varie sottodirectory relative ai domini virtuali, e per ogni dominio virtuale vi saranno le directory riferite alle varie mailbox di quel dominio, dove verrà depositata la posta elettronica, secondo il formato di archiviazione Maildir, come vedremo di seguito. La terza riga indica il file dove vengono elencate le mailbox virtuali definite sul sistema e la loro posizione sul file system, a partire dalla directory definita in precedenza col parametro virtual_mailbox_base. La quarta riga specifica l’id minimo dell’utente utilizzato dal sistema per andare a scrivere i file rappresentanti i messaggi di posta sul file system, nella posizione indicata con il parametro virtual_mailbox_base; questo utente avrà un ID utente e un ID di gruppo, specificati con precisione nella quinta e nella sesta riga della porzione del file di configurazione specificata poco sopra. La settima e ultima riga è opzionale, e indica la posizione del file contenente gli alias virtuali delle mailbox virtuali effettive, come descritto nell’articolo precedente riguardante gli alias virtuali, anche se nell’articolo precedente gli alias si riferivano alle mailbox di sistema e non a quelle virtuali.

Modificata la configurazione di Postfix, creiamo la directory che conterrà le mailbox virtuali:

mkdir /var/spool/vmail

Ora invece dobbiamo creare la mappa che conterrà l’elenco delle mailbox virtuali definite sul sistema:

touch /etc/postfix/vmailbox

Quindi andremo ad editare il file vmailbox appena creato per definire l’elenco delle mailbox sul nostro sistema, in questo modo:

salvor.hardin@cerere.mail   cerere.mail/salvor.hardin/ hober.mallow@cerere.mail    cerere.mail/hober.mallow/ preem.palver@saturno.mail   saturno.mail/preem.palver/ stor.gendibal@saturno.mail  saturno.mail/stor.gendibal/

Questo è un tipico file di mappa di Postfix, dove nella prima colonna sono indicate le mailbox virtuali, mentre nella seconda è indicato il percorso della casella in cui andrà depositata la posta, a partire dalla “radice” che altro non è che il percorso indicato nella direttiva virtual_mailbox_base del file main.cf, come visto in precedenza; ad esempio, la posta della mailbox virtuale salvor.hardin@cerere.mail verrà depositata nella directory /var/spool/vmail/cerere.mail/salvor.hardin. Da notare lo slash (/) alla fine del percorso di ogni mailbox virtuale, il quale indica a Postfix di archiviare la posta nel formato Maildir.

Creare a questo punto la mappa in formato .db partendo dal file appena editato:

postmap /etc/postfix/vmailbox

Ora editiamo il file di mappa /etc/postfix/virtual in cui andare ad inserire gli alias per le mailbox virtuali:

postmaster@cerere.mail salvor.hardin@cerere.mail

abuse@cerere.mail         salvor.hardin@cerere.mail

postmaster@saturno.mail   preem.palver@saturno.mail

abuse@saturno.mail        preem.palver@saturno.mail

e compiliamo quindi la mappa degli alias:

postmap /etc/postfix/virtual

Configurazione di Dovecot

Configurato Postfix, dobbiamo informare anche Dovecot delle mutate impostazioni di archiviazione della posta elettronica, per cui Dovecot dovrà essere informato della nuova posizione delle mailbox; inoltre, Dovecot non si baserà più sugli utenti di sistema per l’autenticazione sulla casella di posta, per cui andremo a fornirgli un file in cui sono elencati gli utenti ed un file in cui sono elencate le relative password, secondo lo schema stesso di Linux, basato su un file passwd dove sono indicati gli utenti, ed un file shadow dove sono elencate le password. Di seguito vediamo le impostazioni da inserire nel file di configurazione di Dovecot /etc/dovecot/dovecot.conf, fare attenzione ad aprire e chiudere le graffe, esistenti e non, all’interno del file di configurazione:

mail_location = Maildir:/var/spool/vmail/%d/%n
auth default {
mechanisms = plain login
userdb passwd-file {
args = /var/spool/vmail/%d/etc/passwd
}
passdb passwd-file {
args = /var/spool/vmail/%d/etc/shadow
}
}

Nella riga 1 andiamo a specificare la posizione in cui Dovecot andrà a leggere la posta archiviata da Postfix, utilizzando delle variabili; ciò consente a Dovecot di leggere la posta di più domini, utilizzando la variabile %d, che indica la parte dopo la chiocciola dell’indirizzo di posta (il dominio), e la variabile %n, che indica la parte prima della chiocciola dell’indirizzo di posta (il nome utente): tra l’altro, ciò comporta l’accortezza di autenticarsi indicando, alla richiesta del nome utente, l’indirizzo completo di posta.

La seconda riga indica l’inizio della sezione riguardante le impostazioni di autenticazione su Dovecot, che sono evidenziate ad iniziare dalla terza riga, che indica i meccanismi di transito sulla rete delle password, che nel caso illustrato vengono trasmesse in chiaro per l’autenticazione su Dovecot; questo causa qualche problema di sicurezza, poiché le password viaggiano in chiaro sulla rete, quindi basta sniffarla il tempo necessario per carpire le password. Quarta e quinta riga indicano la posizione del file in cui sono indicati gli utenti possessori di una casella di posta, mentre settima e ottava riga indicano il percorso del file contenente il nome utente e la relativa password; da notare che anche in questo caso è stata utilizzata la variabile %d, seguita dalla directory etc/ che conterrà i due file: tale directory è stata creata semplicemente per coerenza con la struttura delle directory Linux, ma non è assolutamente necessaria.

Creazione directory, utenti e password

Ora bisogna creare gli utenti e le password sia per l’accesso di Postfix alla directory /var/spool/vmail, sia per l’autenticazione su Dovecot da parte di un qualsiasi MUA (Mail User Agent). Cominciamo creando l’utente di sistema che useremo per l’accesso alla directory in cui saranno contenute le mailbox virtuali:

useradd -d /var/spool/vmail -s /bin/false -m -U -u 5000 vmail

Con questo comando creiamo l’utente vmail, a cui assegnamo la home directory /var/spool/vmail e la shell “fasulla” /bin/false, ed a cui assegnamo l’id utente 5000, come indicato nella configurazione di Postfix; inoltre, con l’opzione –U andiamo a creare un gruppo con caratteristiche identiche all’utente appena creato. È possibile notare che la home directory assegnata all’utente vmail corrisponde alla directory indicata in Postfix come directory “root” per l’archiviazione di posta elettronica, in questo modo assegnamo subito a questo utente l’ownership (ovvero la proprietà) della directory, poiché sarà l’utente vmail che effettivamente avrà il compito di archiviare sul file system la posta elettronica.

Il passaggio successivo consiste nel creare le directory relative ai domini, ai file contenenti utenti e password, ed alle mailbox virtuali. Iniziamo con le directory relative ai domini cerere.mail e saturno.mail:

mkdir /var/spool/vmail/cerere.mail
mkdir /var/spool/vmail/saturno.mai

Ora creiamo la directory etc per ogni dominio, che conterrà i file relativi ad utenti e password corrispondenti alle mailbox virtuali create per ogni dominio; gli utenti e le password verranno utilizzati da Dovecot per autenticare l’accesso alle caselle di posta virtuali:

mkdir /var/spool/vmail/cerere.mail/etc

mkdir /var/spool/vmail/saturno.mail/etc

Ora andiamo a creare, per ogni dominio, il file degli utenti (passwd) e delle password (shadow), coerentemente con quanto indicato nel file di configurazione di Dovecot:

touch /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/passwd
touch /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/shadow
touch /var/spool/vmail/saturno.mail/etc/passwd
touch /var/spool/vmail/saturno.mail/etc/shadow

Creati i file, bisogna inserire il contenuto relativo a utenti e password, di seguito sono elencati i comandi per inserire i contenuti dei due file degli utenti passwd:

Utenti per il dominio cerere.mail

echo salvor.hardin::5000:5000::/var/spool/vmail/cerere.mail/salvor.hardin >> /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/passwd
echo hober.mallow::5000:5000::/var/spool/vmail/cerere.mail/hober.mallow >> /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/passwd

Utenti per il dominio saturno.mail

echo preem.palver::5000:5000::/var/spool/vmail/saturno.mail/preem.palver >> /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/passwd
echo stor.gendibal::5000:5000::/var/spool/vmail/saturno.mail/stor.gendibal >> /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/passwd

Dall’analisi di questi file, si può intuire che nel file viene indicato il nome utente, poi l’ID utente e di gruppo (il 5000 preso per l’utente locale vmail), quindi viene indicata la directory in cui Dovecot andrà a leggere la posta per quell’utente

Ora bisogna popolare il file shadow con le password degli utenti. Siccome voglio che le password siano criptate (ad esempio utilizzando l’algoritmo md5, anche se non è il più sicuro che esista), per generare le password dovrò utilizzare il comando dovecotpw. Ad esempio, per assegnare a tutti gli utenti la password Password00, dovrò scrivere qualcosa del genere:

Password per il dominio cerere.mail

echo salvor.hardin:$(dovecotpw –s md5 –p Password00) >> /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/shadow

echo hober.mallow:$(dovecotpw –s md5 –p Password00) >> /var/spool/vmail/cerere.mail/etc/shadow

Password per il dominio saturno.mail

echo preem.palver:$(dovecotpw –s md5 –p Password00) >> /var/spool/vmail/saturno.mail/etc/shadow
echo stor.gendibal:$(dovecotpw –s md5 –p Password00) >> /var/spool/vmail/saturno.mail/etc/shadow

A questo punto, avendo trafficato con l’utente root all’interno della directory /var/spool/vmail, è necessario reimpostare l’ownership della directory e del suo contenuto con il comando

chown –R 5000:5000 /var/spool/vmail

Collaudo del sistema

Per testare il server di posta elettronica, è sufficiente inviare una mail ad uno degli indirizzi di posta appena creati, e Postfix, alla ricezione della mail, creerà la directory in cui depositare la posta e che rappresenterà il deposito di tutta la posta per quella determinata mailbox. Se voglio controllare cosa accade durante la ricezione della mail, sia per curiosità, sia per motivi di troubleshooting, è possibile consultare il log della posta, contenuto nel file /var/log/mail.log, che ci darà tutte le informazioni che ci necessitano. Se invece voglio controllare in tempo reale che accade, posso utilizzare un’opzione sciccosa del comando tail in questo modo:

tail –f /var/log/mail.log

che mi mostrerà appunto in tempo reale le righe che vengono eventualmente aggiunte al file /var/log/mail.log.

Conclusioni

Questa configurazione comincia ad essere un tantino più professionale rispetto alle configurazioni proposte in precedenza, infatti ora possiamo gestire con maggiore flessibilità più domini ed i relativi utenti, che non sono più utenti di sistema, per cui possiamo avere lo stesso nome utente per domini diversi. Questa configurazione però ha anche alcuni difetti, ovvero il metodo di creazione di utenti e password per l’accesso alla posta elettronica, che è un po’ macchinoso basandosi sulla riga di comando; un’altra mancanza non indifferente è rappresentata dal fatto che sostanzialmente, con questa configurazione, ci fidiamo di tutto ciò che ci arriva, poiché non vi sono restrizioni sulla posta in arrivo.

Per la definizione delle mappe delle mailbox virtuali e degli alias, nonché per la definizione di utenti e password per Dovecot, vedremo in seguito una configurazione in cui Postfix e Dovecot utilizzano MySQL al posto delle tecniche trattate finora, mentre per spam e antivirus verranno analizzati alcuni strumenti come greylist e blacklist, e ClamAV come sistema di scansione antivirus della posta elettronica. Rimane fondamentale una corretta configurazione di Postfix per impedire che il nostro MTA funga da open relay, ciò dipende essenzialmente, per quanto visto finora, da ciò che si inserisce nel parametro mynetworks, come illustrato negli articoli precedenti.

Come Scegliere una Stampante

In questa guida spieghiamo come scegliere la stampante da comprare.

La prima cosa da fare, prima di comprare una stampante, è stabilire quali sono le tue necessità. Se è ad uso personale e la mole di fogli da stampare è poca, puoi accontentarti di un modello di base. Se vuoi utilizzarla, invece, non solo per stampare, ma anche per eseguire delle fotocopie, puoi optare per una stampante multifunzione con scanner integrato. Se, infine, stampi di continuo una grande quantità di pagine, una stampante laser è adatta a te.

Da valutare è anche la dimensione, specialmente se si vuole trasportare il dispositivo. In questo caso, è necessario scegliere una stampante con dimensioni ridotte e peso leggero. Per dettagli su questa particolare tipologia, è possibile vedere questa guida sulle stampanti portatili su Sceltatech.com.

Una volta deciso quali esigenze soddisfare, la prima cosa di cui puoi informati è la PPM (velocità di stampa di fogli: pagine per minuto). Una buona velocità di stampa ti permetterà di stampare molto velocemente (tipico di stampanti laser) mentre una bassa velocità di stampa ti costringerà ad aspettare molto tempo prima di vedere una copia stampata (tipico delle stampanti ad inchiostro).

A questo punto informati sul tipo di cartucce e toner che sono necessari alla stampante. Devi conoscere indicativamente la loro durata, ovvero quante pagine sarai in grado di stampare. Questo discorso è molto importante quando scegli di acquistare una stampante laser, dove la longevità del toner è fondamentale.

Per ultimo, informati se la stampante è adatta alla stampa di foto. In questo modo, se acquisterai dei fogli di carta fotografica, potrai risparmiarti la seccatura di recarti dal fotografo per fartele sviluppare. Controlla ancora quanti fogli possono essere contenuti nello scaffale della stampante e, per ultimo, scegli bene.

Come Aprire più Link Contemporaneamente

Per te che hai sempre desiderato cliccare contemporaneamente tutti link di una stessa pagina web, perché hai sempre pensato che possa essere più comodo e rapido, ecco oggi una risorsa davvero comoda e utile.

Si tratta di Selection Links.

Ti permetterà di aprire più collegamenti simultaneamente semplicemente evidenziandoli e selezionando poi l’apposita voce Selection Open che verrà annessa al menu contestuale del browser web!
Ti sarà inoltre possibile scegliere se aprire tutti i link selezionati in nuove schede o, ancora, in nuove finestre.

L’addon per Mozilla Firefox ti consentirà anche di effettuare il download di più contenuti simultaneamente.
Vediamo come.
Evidenzia tutti i collegamenti facenti riferimento a specifici file da scaricare e scegli la voce Open download annessa al menu contestuale, sarà possibile eseguire esattamente quanto precedentemente accennato.
Selection Links è dunque un semplice ma utile addon in grado di velocizzare notevolmente la propria esperienza di navigazione in rete.
Ricorda di potere regolare Selection Links mediante l’apposito pannello di controllo dell’add-on e indicare così se aprire i collegamenti duplicati e molto altro ancora.

Con l’addon non sarà più un problema cliccare o scaricare tutti i link che vorrai.

Come Creare Loghi Personalizzati

Per creare loghi personalizzati c’è un interessante e utile servizio online che in pochi secondi ti permette di ottenere tutti quelli che desideri.

Oggi voglio presentarti Logomkr.com. L’ottimo strumento online è un interessante generatore automatico di loghi con una scritta.

Puoi infatti creare non solamente l’immagine ma aggiungere anche il testo. Vediamo come.

Vai al sito del servizio, disponibile in lingua inglese, molto colorato e piacevole dal punto di vista grafico. Molto intuitivamente, senza alcuna registrazione genera il tuo logo. Segui i passi.

Digita una parola nell’apposita barra bianca
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I file sono salvabili in formato PNG, PDF e ZIP.
Se desideri puoi personalizzare ulteriormente il tuo logo attraverso un apposito editor contenente tutti gli strumenti grafici per la modifica.

Troverai  immagini clipart, forme, ombreggiature, gradienti, riflessi, stili, font, colori, immagini da caricare dal tuo pc, e tanto altro ancora.

Logo Maker è un’applicazione gratuita e ricca di effetti che ti consente di ottenere dei loghi completi e unici.

Come Archiviare le Password

Salve, desideravo suggerirti un programma che ti permette in maniera del tutto gratuita di memorizzare tutte le password per accedere ai servizi online o alle varie applicazioni a cui sei iscritto!

Le password saranno salvate in un database crittografato protetto da un’unica parola chiave.

Il suo nome è  KeePass Password Safe.

Non avrai più problemi, l’unico sforzo di memoria sarà quello di ricordare questa sola parola chiave.

I database delle password sono infatti crittografati con gli algoritmi AES e TwoFish.

Puoi molto intuitivamente dopo aver effettuato il download e aver installato il programma, organizzare, allinterno dellarchivio di KeePass le tue password, suddividendole in categorie.

KeePass consente di inserire login e password con la tecnica del drag and drop.

Il programma è anche un ottimo generatore di password e ti dà la possibilità di effettuare ricerche nel database e molto altro ancora.

L’applicazione è compatibile con i sistemi operativi Windows più recenti

Ha una dimensione di 2 MB ed è disponibile in lingua italiana.

Basterà solo estrarre dalla cartella in cui si è installato KeePass il file .lng,  quindi, è necessario scegliere Change language dal menù View scegliendo la lingua italiana.

Come Creare Miniature di Immagini

Oggi ho scoperto per te un software in grado di creare miniature di immagini davvero speciale. Si tratta di RightThumb.

Il programma, assolutamente free, permette infatti di creare miniature (le cosiddette thumbnail, immagini in miniatura, che servono da anteprima visiva alle immagini vere e proprie).
Creare le tue thumbnail sarà semplicissimo. Basterà cliccarci sopra dal menù contestuale con il tasto destro del mouse.
Collegati al sito e ed effettua il suo download nel tuo pc in pochi istanti.

L’applicazione è disponibile in lingua inglese e ha una dimensione di soli 387 kb, è quindi leggerissimo e non intaserà il tuo hard disk.
Lancia l’applicazione, configura le opzioni e abilita la funzione run in context menu quindi, cliccando su un’immagine contenuta nel tuo computer, genera la miniatura selezionando la voce Create a Thumbnail.
Inoltre è anche possibile stabilire le dimensioni, il livello di qualità e il formato di uscita (BMP, GIF, JPEG, PNG).

Imposta la larghezza e l’altezza massima, espressa in pixel, oppure imposta una dimensione fissa.
Infine salva i thumbnail nel tuo pc oppure copiale anche all’interno di un documento, creando così un assemblaggio.
RightThumb è compatibile con Windows.

Come Creare Gif Animate

Tutte le persone appassionate di grafica sognano di riuscire a creare con le proprie mani gif animate personalizzate ma il procedimento e la creazione non è sempre immediata. Per questo motivo ti proponiamo AnimateGIF, un’applicazione davvero indispensabile.

AnimateGIF è un programma che ti permette di creare immagini GIF personalizzate in base alle tue esigenze personali.
Un software disponibile in maniera completamente gratuita e portatile da utilizzare all’interno dei sistemi operativi Windows.

A tua disposizione troverai una deliziosa interfaccia utente che ti permetterà di accedere in maniera semplice e veloce alla creazione delle Gif.
Pensa alla possibilità di creare immagini gif personalizzate, in maniera automatica e senza particolari problematiche non sarebbe geniale?
Potrai aggiungere e rimuovere un numero infinito d’immagini, modificare la qualità finale del tuo lavoro e regolare il ritardo dell’animazione oppure specificare se vuoi che la stessa venga eseguita soltanto una volta oppure ripetuta.
Per scegliere le immagini da utilizzare come gif dovrai solamente selezionare le immagini di tuo interesse e trascinarle all’interno della schermata di Animate GIF.
Successivamente dovrai regolare i vari parametri e la creazione sarà immediata e semplice.

Animate GIF è l’applicazione migliore per realizzare gif animate senza conoscere il mondo della grafica.